I.Contesto storico: il secolo XIII e la ricezione di Aristotele
ENel secolo XIII, l'Europa viveva una rivoluzione intellettuale senza precedenti. Le traduzioni dal greco e dall'arabo avevano messo in circolazione l'intero corpus aristotelico, e con esso l'astronomia di Claudio Tolomeo e la sua Tetrabiblos, il trattato di astrologia giudiziaria più influente dell'Antichità. Le università di Parigi, Bologna, Toledo e Napoli si dibattevano tra la fascinazione per questo sapere recuperato e la preoccupazione pastorale che esso suscitava.
L'astrologia godeva di enorme prestigio intellettuale. Non era un sapere popolare marginale: la praticavano medici, astronomi e chierici; i re consultavano i propri astrologi prima delle battaglie; e la medicina universitaria includeva lo studio dei "giorni critici" delle malattie secondo le fasi lunari. Lo stesso imperatore Federico II Hohenstaufen, contemporaneo di San Tommaso, manteneva astrologi nella sua corte siciliana e aveva promulgato costituzioni (le Constitutiones Augustales, 1231, Melfi) che regolavano la pratica astrologica ufficiale.
In questo contesto, la Chiesa doveva pronunciarsi. Non bastava ripetere le condanne generiche di sant'Agostino (che aveva attaccato l'astrologia deterministica dei manichei): occorreva un'analisi rigorosa che distinguesse il lecito dall'illecito, il naturale dal superstizioso. Questo compito ricadde, in maniera definitiva, su san Tommaso d'Aquino (1225-1274), domenicano nato nel castello di Roccasecca, formato a Napoli, Parigi e Colonia (sotto sant'Alberto Magno) e professore all'Università di Parigi.
II.San Tommaso d'Aquino: il Dottor Angelico
Tommaso d'Aquino è, senza discussione, il teologo più influente della scolastica. Nato nel 1225 nel regno di Sicilia (l'odierna Italia), entrò nell'Ordine dei Predicatori contro la volontà della sua famiglia nobile, che lo trattenne per un anno nel castello di Roccasecca per dissuaderlo. La sua formazione incluse Aristotele, il neoplatonismo dello Pseudo-Dionigi, la Bibbia e i Padri della Chiesa, in particolare sant'Agostino e san Giovanni Damasceno.
La sua opera è vasta: la Summa Theologica (incompiuta, interrotta dalla morte nel 1274 durante il viaggio verso il Concilio di Lione), la Summa contra Gentiles, i Commenti alle Sentenze di Pietro Lombardo, i commenti ad Aristotele, le questioni disputate (De veritate, De malo, De potentia) e opuscoli come il De occultis operibus naturae. In tutti questi lavori Tommaso dimostra una singolare capacità di sintesi: assume l'aristotelismo senza rinnegare il dato rivelato, e edifica un sistema in cui fede e ragione, natura e grazia, cielo e terra trovano il loro posto gerarchico.
La Chiesa lo canonizzò nel 1323 e lo dichiarò Dottore della Chiesa nel 1567. La sua dottrina, assunta come riferimento obbligato dal Concilio di Trento (1545-1563) e dal Catechismo Romano del 1566, è nota come tomismo e costituisce la corrente teologica principale del cattolicesimo preconciliare. Leone XIII, nell'enciclica Aeterni Patris (1879), lo raccomandò come modello di formazione filosofico-teologica nei seminari.
"Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia, in confronto a ciò che mi è stato mostrato." San Tommaso, dopo la visione beatifica del 6 dicembre 1273, poco prima di morire. Citato da frate Rainaldo da Piperno, suo confessore e segretario.
III.Posizione di fronte all'astrologia: la distinzione fondamentale
Il trattamento più sistematico dell'astrologia in san Tommaso si trova nella Summa Theologica, II-II, questione 95 ("De divinatione"), articoli 2 al 5. Lì egli stabilisce la distinzione che diventerà classica in tutta la teologia cattolica successiva:
Tommaso ammette che i corpi celesti esercitano un'influenza fisica sul mondo sublunare. Il Sole riscalda, la Luna regge le maree e i cicli biologici, gli astri determinano le stagioni. Questa influenza è reale, fisica e osservabile, e pertanto può essere studiata legittimamente. L'astrologia naturale è, nella sua essenza, ciò che oggi chiamiamo astronomia applicata alla meteorologia, all'agricoltura e alla medicina.
«Licet observare stellarum motus ad praesentiendum corporales effectus qui ex eis dependent, ut pluvias et siccitates, et per consequens de ubertate et sterilitate fructuum, et per consequens etiam de quibusdam sanitatis effectibus, quia medici criticalis dies secundum lunae dispositionem observant.»
È lecito osservare le stelle per prevedere gli effetti corporali che da esse dipendono, come la pioggia e la siccità, e di conseguenza i raccolti, e di conseguenza prevedere anche certe cose riguardo alla salute del corpo, poiché si sa che i medici osservano i giorni critici secondo le fasi della luna.
Questa astrologia naturale si insegna nelle università medievali come parte del quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia, musica) e della medicina. Non è superstiziosa perché si fonda su cause fisiche reali e le sue previsioni sono probabili, non necessarie.
Ciò che san Tommaso condanna con fermezza è l'astrologia giudiziaria: quella che pretende di "giudicare" (da cui iudiciaria) e prevedere con certezza gli atti umani liberi, gli accadimenti particolari e il destino delle persone a partire dalla configurazione astrale della nascita. Tale pretesa è peccaminosa perché:
«Superstitiosum et illicitum est ut per observationem astrorum cognoscantur futura contingentia vel actus humani, qui non subiciuntur necessitati causarum caelestium.»
È superstizioso e illecito far uso dell'osservazione degli astri per conoscere i futuri contingenti o le azioni degli uomini, che non sono soggetti alla necessità delle cause celesti.
Studio degli influssi astrali sui corpi materiali: meteorologia, agricoltura, maree, cicli biologici, giorni critici in medicina. Si fonda su cause fisiche osservabili e le sue previsioni sono probabili, non necessarie.
Pretesa di prevedere con certezza gli atti umani liberi, gli accadimenti particolari e il destino delle persone. Nega la libertà, usurpa la prerogativa divina ed è superstiziosa e idolatrica nella sua origine.
Tommaso non giunge all'astrologia attraverso la pratica popolare, ma dalla fonte scientifica più prestigiosa del suo tempo: la Tetrabiblos di Claudio Tolomeo (II secolo), tradotta dall'arabo al latino da Platone Tiburtino nel 1138. Tolomeo stabiliva una distinzione che Tommaso assumerà e radicalizzerà: l'astrologia "universale" (su regni e fenomeni generali, meteorologica e politica) rispetto all'astrologia "genetliaca" (la carta natale individuale). Per Tolomeo, entrambe erano legittime e si fondavano sulla causalità fisica dei cieli.
L'operazione di Tommaso consiste nell'accettare la parte universale-naturale di Tolomeo (che si inserisce nell'astrologia naturale lecita) e nel rifiutare la parte genetliaca-determinista (che collide con la libertà cristiana). È un autentico vaglio: non si respinge il sapere antico in blocco, ma si integra ciò che è compatibile con la fede e si scarta ciò che è incompatibile. Questo metodo di assimilazione critica è il marchio della scolastica nel suo momento migliore.
L'opuscolo De occultis operibus naturae ("Sulle operazioni occulte della natura"), tradizionalmente attribuito a san Tommaso benché ne si discuta l'autenticità, sviluppa il tema degli "occulta": operazioni naturali la cui causa non è evidente ai sensi. Lì si include l'influsso astrale tra le cause occulte lecite: la Luna sulle maree, il Sole sulla crescita vegetale, certe pietre ed erbe con proprietà non spiegabili con la teoria umorale dell'epoca.
La chiave è che, per Tommaso, l'"occulto" non è il "magico". Un'operazione occulta è semplicemente un'operazione naturale la cui causa non vediamo, ma che obbedisce alle leggi della natura creata da Dio. L'astrologia naturale studia queste operazioni occulte legittimamente. Ciò che si condanna è attribuirle a patti demoniaci, a forze sovrannaturali non create, o a un determinismo che neghi la libertà.
- Nega la libertà umana: se gli astri determinano le scelte, l'uomo non è libero, e la morale (e la salvezza) non hanno senso.
- Usurpa la prerogativa divina: solo Dio conosce con certezza il futuro contingente; pretendere di conoscerlo attraverso gli astri è una forma di superbia.
- È superstiziosa: attribuisce a cause fisiche (gli astri) effetti che superano la loro potenza causale (la volontà è di ordine spirituale, non materiale).
- Tende all'idolatria: storicamente, l'astrologia giudiziaria si lega al culto degli astri come dèi (Caldei, Arabi preislamici).
✦✦««Licet obseruare stellarum motus ad præsentiendum corporales effectus qui ex eis dependent, ut pluuias et siccitates, et per consequens de ubertate et sterilitate fructuum, et per consequens etiam de quibusdam sanitatis effectibus, quia medici criticalis dies secundum lunæ dispositionem obseruant.»»
È lecito osservare le stelle per prevedere gli effetti corporali che da esse dipendono, come la pioggia e la siccità, e di conseguenza i raccolti, e di conseguenza prevedere anche certe cose riguardo alla salute del corpo, poiché si sa che i medici osservano i giorni critici secondo le fasi della luna.
Summa Theologica II-II, q.95, a.5, ad 3
✦✦««Superstitiosum et illicitum est ut per obseruationem astrorum cognoscantur futura contingentia uel actus humani, qui non subiciuntur necessitati causarum cælestium.»»
È superstizioso e illecito far uso dell'osservazione degli astri per conoscere i futuri contingenti o le azioni degli uomini, che non sono soggetti alla necessità delle cause celesti.
Summa Theologica II-II, q.95, a.5, respondeo
Astrología natural
LícitaMeteorología, agricultura, medicina, mareas. Causas físicas observables, predicciones probables.
Astrología judiciaria
CondenadaPredecir actos libres. Niega la libertad, usurpa la prerrogativa divina, supersticiosa.
IV.L'argomento filosofico: perché gli astri non determinano la volontà?
Il nucleo dell'argomento tomista è un'applicazione della dottrina aristotelica della causalità e dell'antropologia cristiana dell'anima. I punti chiave sono:
Questa distinzione —inclinatio vs. necessitas— è cruciale. Tommaso non nega che vi siano temperamenti più collerici sotto Marte o più malinconici sotto Saturno (nel senso di una predisposizione umorale); ciò che nega è che quel temperamento determini le scelte morali. L'uomo può resistere all'inclinazione mediante la grazia e lo sforzo virtuoso.
«Corpora caelestia possunt esse causa dispositionum quae inclinant ad passiones, sed non possunt esse causa voluntatis, quae est potentia animae rationalis; anima autem rationalis non subdicitur corporibus caelestibus, sed est superior eis.»
I corpi celesti possono essere causa di disposizioni che inclinano alle passioni, ma non possono essere causa della volontà, che è una potenza dell'anima razionale, e l'anima razionale non è soggetta ai corpi celesti, ma è superiore ad essi.
- Gli astri sono corpi materiali e, pertanto, possono agire solo come cause materiali: influenzano altri corpi mediante calore, luce e movimento.
- Il corpo umano riceve questa influenza: gli umori, le passioni e le tendenze temperamentali possono essere influenzati dai cicli astrali (così come la Luna agisce sui malati di mente —da cui "lunatico"— o sul ciclo mestruale).
- Ma la volontà e l'intelletto sono facoltà dell'anima razionale, che è spirituale e immateriale. Lo spirituale non è soggetto alla causalità materiale dei cieli.
- Pertanto, gli astri possono <em>inclinar</em> (come tendenza), ma non <em>determinare</em> (come necessità). La volontà rimane libera.
✦✦««Corpora cælestia possunt esse causa dispositionum quæ inclinant ad passiones, sed non possunt esse causa uoluntatis, quæ est potentia animæ rationalis; anima autem rationalis non subdicitur corporibus cælestibus, sed est superior eis.»»
I corpi celesti possono essere causa di disposizioni che inclinano alle passioni, ma non possono essere causa della volontà, che è una potenza dell'anima razionale, e l'anima razionale non è soggetta ai corpi celesti, ma è superiore ad essi.
Scriptum super Sententiis, lib. II, dist. 15, q.1, a.3
V.L'eccezione: i "malati di mente" e i bruti
Tommaso ammette un'eccezione: gli animali irrazionali (bruti) sì sono determinati dagli astri, perché privi di ragione e di volontà libera. Parimenti, i malati di mente gravi possono subire una maggiore influenza degli astri nella misura in cui la loro ragione è diminuita. Questo spiega, per Tommaso, perché la Luna agisca sui lunatici: non perché la Luna "determini" la loro anima, ma perché la loro ragione è già menomata e, pertanto, l'influsso umorale lunare agisce senza il contrappeso della volontà razionale.
Questa eccezione è importante perché mostra che Tommaso non fa una negazione dogmatica dell'influsso astrale, bensì una delimitazione precisa del suo raggio d'azione: l'influsso esiste nel corporeo e nel passionale; non esiste nello spirituale e nel libero.
VI.Ricezione da parte della Chiesa: dal tomismo al Catechismo di Trento
La distinzione tomista fu accolta come dottrina sicura dalla Chiesa cattolica e si incorporò nell'insegnamento ufficiale. I principali passaggi sono:
La distinzione fu insegnata nei seminari cattolici fino al Concilio Vaticano II (1962-1965) e rimane la posizione teologica classica, raccolta ancora nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), n. 2116, che condanna "tutte le forme di divinazione", inclusa l'astrologia, in quanto pretendono "prevedere il futuro" (astrologia giudiziaria).
- Concilio di Trento (1545-1563): benché non condanni nominalmente l'astrologia, adotta la dottrina tomista sulla libertà umana e sulla provvidenza divina, incompatibile con il determinismo astrologico.
- Catechismo Romano (1566): redatto per ordine di Pio V (domenicano, formato nel tomismo), riproduce la distinzione tra astrologia naturale e giudiziaria nel commento al primo comandamento.
- Bolla <em>Coeli et terrae</em> di Sisto V (1586): condanna esplicitamente l'astrologia giudiziaria, citando la dottrina tomista come fondamento.
- Enciclica <em>Aeterni Patris</em> di Leone XIII (1879): raccomanda il tomismo come filosofia ufficiale della Chiesa, consolidando la posizione tomista come riferimento normativo.
VII.Gli ebrei nella Summa: la dottrina del testimone e la subordinazione
La Summa Theologica non tratta solo di astrologia. Nella Secunda Secundae, questione 10, Tommaso d'Aquino articola la dottrina canonica sugli infedeli —e, tra essi, gli ebrei— che la Chiesa preconciliare avrebbe mantenuto per sette secoli. Non è una nota marginale. È la base del diritto canonico medievale sulle minoranze religiose.
La dottrina si articola su due pilastri. Il primo, ereditato da Agostino (Contra Faustum XII, 13; Enarrationes in Psalmos 59), è la dottrina del «testimone»: gli ebrei non devono essere uccisi. Agostino lo fonda sul Salmo 59, versetto 11: «Ne occideris eos, ne quando obliviscantur legis tuae» — «non ucciderli, affinché non dimentichino la tua legge». Gli ebrei, dispersi tra le nazioni, sono testimoni viventi della verità cristiana: la loro sopravvivenza e il loro libro provano che la promessa fu reale e che essi, non riconoscendola, caddero in cecità. Ucciderli sarebbe distruggere la testimonianza. La Chiesa preconciliare non abbandonò mai questa dottrina: né nei concili, né nelle bolle, né nel Catechismo di Trento. Prima di Agostino, Giovanni Crisostomo aveva articulato la posizione più dura: nelle sue otto omelie Adversus Iudaeos (c. 386-387), chiama la sinagoga «antro di ladri e rifugio di belve» e vieta ai cristiani di partecipare alle loro feste. La dottrina agostiniana del testimone temperò questa severità senza abbandonare la condanna teologica.
Il secondo pilastro è la subordinazione. Tommaso lo articola nella Summa II-II, q.10, a.8, ad 2um. L'obiezione pone: se gli ebrei non possono essere forzati al battesimo (perché la fede richiede volontà), non dovrebbero almeno essere privati dei loro diritti civili e ridotti in servitù? Tommaso risponde citando la dottrina agostiniana e aggiunge la ragione teologica: gli ebrei, che ricevettero Cristo nella Passione, incorsero nella colpa del deicidio, e per quella colpa sono destinati a servitù perpetua.
La frase è deliberatamente dura e Tommaso non la attenua. La servitù non è razziale —la categoria razziale non esiste nel secolo XIII—; è teologica. Gli ebrei, come corpo religioso che rifiutò il Messia e partecipò alla sua morte, portano una colpa collettiva che si traduce in subordinazione giuridica. Il battesimo, che cancella la colpa, li libererebbe dalla servitù: ecco perché non li si forza al battesimo, ma ecco perché nemmeno li si uguaglia ai cristiani.
Questa dottrina ebbe immediata ricezione canonica. La bolla Sicut Judaeis di Calisto II (1120), confermata da Innocenzo III, Gregorio IX e Innocenzo IV, articulò la doppia faccia: gli ebrei non possono essere uccisi, né forzati al battesimo, né le loro sinagoghe profanate; ma vivono sotto protezione papale, non a piede pari. Il Quarto Concilio Lateranense (1215, canone 68) aggiunse il segno distintivo —poi la «rotella» gialla castigliana— per impedire relazioni sessuali miste che, si argomentava, ingannavano i cristiani. Le Siete Partidas di Alfonso X (1256-1265, Partida VII, titoli 24-25) codificarono la subordinazione in Castiglia: senza cariche pubbliche, senza testimoniare contro cristiani, in aljamas separate.
L'espulsione del 1492 fu la logica culminazione di questa dottrina. Se la Spagna si costituiva per fede cattolica e gli ebrei erano un corpo religioso non assimilato, la subordinazione cessò di essere sostenibile quando il cripto-giudaismo massiccio dimostrò che l'assimilazione non funzionava. La Corona non li sterminò. Li pose fuori del corpo cristiano, che era il corpo politico. La dottrina del testimone proteggeva le loro vite; la dottrina della subordinazione regolava la loro convivenza; quando la convivenza si ruppe, l'espulsione chiuse il ciclo.
- Agostino, dottrina del «testimone» (Contra Faustum XII, 13; Enarrationes in Psalmos 59): gli ebrei non devono essere uccisi, perché la loro dispersione testimonia la verità cristiana. Base di tutta la dottrina preconciliare.
- Giovanni Crisostomo, <em>Adversus Iudaeos</em> (c. 386-387): posizione patristica più severa. La sinagoga come «antro e rifugio di belve». Temperata da Agostino, non abbandonata.
- Calisto II, bolla <em>Sicut Judaeis</em> (1120): protetti dalla violenza, ma in subordinazione. Confermata da Innocenzo III, Gregorio IX, Innocenzo IV.
- Tommaso d'Aquino, <em>Summa</em> II-II, q.10, a.8, <em>ad 2um</em>: gli ebrei, per il deicidio, sono destinati a servitù perpetua. Dottrina codificata.
- Lateranense IV (1215, canone 68): segno distintivo per impedire mescolanze. Siete Partidas (Alfonso X, Partida VII, titoli 24-25): subordinazione giuridica in Castiglia.
- Espulsione del 1492: logica culminazione, non rottura. Il corpo religioso non assimilato è posto fuori quando la subordinazione cessa di essere sostenibile.
✦✦«Synagoga Iudaeorum latrocinium est et bestiarum receptaculum.»
La sinagoga degli ebrei è un antro di ladri e rifugio di belve.
Giovanni Crisostomo, Adversus Iudaeos I, 3 (c. 386-387). Patrologia Graeca 48, col. 847. Forma latina medievale.
✦✦«Judaei autem, qui eum susceperunt, in servitutem perpetuam sunt deputati.»
Gli ebrei, che lo ricevettero [Cristo], sono destinati a servitù perpetua.
Tommaso d'Aquino, Summa Theologica II-II, q.10, a.8, ad 2um. Edizione Leonina, Roma, 1899.
VIII.Eredità: la distinzione che perdura
La distinzione tomista tra astrologia naturale e giudiziaria è stata straordinariamente influente. Le sue conseguenze pratiche includono:
Nell'astrologia contemporanea, molti praticanti "non deterministi" difendono, senza saperlo, una posizione prossima a quella tomista: gli astri "inclinano, non obbligano". Questa formula, oggi luogo comune, ha la sua origine proprio in san Tommaso d'Aquino.
- Permise lo sviluppo dell'astronomia scientifica all'interno della Chiesa, perché l'osservazione dei cieli con fini naturali era lecita e persino meritoria (da qui la fondazione di osservatori come la Specola Vaticana, 1582).
- Impedì l'accettazione del determinismo astrologico nella cultura cristiana, a differenza del mondo islamico medievale, dove l'astrologia giudiziaria godette di maggiore prestigio intellettuale.
- Difese la libertà umana e la responsabilità morale, condizione di possibilità di tutta la morale cattolica (peccato, merito, salvezza).
- Diede criterio all'Inquisizione per perseguire l'astrologia giudiziaria (soprattutto quella politica, che pretendeva di prevedere morti di re e papi) senza condannare l'astronomia né la medicina astrologica.
IX.Il contrappunto: Cecco d'Ascoli, l'astrologo bruciato
La distinzione tomista non era un mero esercizio teorico: aveva conseguenze mortali. Pochi decenni dopo la morte di San Tommaso, la sua distinzione fu messa alla prova nel caso di Cecco d'Ascoli (Francesco degli Stabili, c. 1257-1327), medico, astrologo e francescano italiano, professore a Bologna, autore del Commentarium in Sphaeram Joannis de Sacrobosco e dell'Acerba.
Cecco non rispettò il confine tomista. Nelle sue opere difendeva un determinismo astrologico radicale: arrivò a calcolare la data della morte di Cristo a partire dagli astri, e affermava che l'influsso celeste era praticamente irresistibile persino per la volontà. Attraversò, senza ritorno, la linea che San Tommaso aveva tracciato: dall'astrologia naturale a quella giudiziaria determinista, e di lì a tesi teologicamente inaccettabili (che l'incarnazione e la passione fossero "scritte nelle stelle").
Condannato dall'Inquisizione nel 1324, abiurò ad Avignone davanti a Giovanni XXII, ma recidivò nei suoi insegnamenti a Bologna. Processato nuovamente, fu consegnato al braccio secolare e bruciato sul rogo a Firenze il 26 settembre 1327. Il suo caso divenne l'esempio canonico —citato per secoli nei manuali di teologia morale— dei limiti invalicabili dell'astrologia giudiziaria. L'Inquisizione, condannando Cecco, non condannava l'astronomia né la medicina astrologica (che continuavano a essere insegnate nelle università), bensì la pretesa determinista che negava la libertà e la sovranità divina sulla storia.
"Cecco d'Ascoli fu il caso esemplare: chi oltrepassa la linea che San Tommaso tracciò tra l'astrologia naturale e quella giudiziaria non cade in un errore intellettuale, ma in un errore di fede."
X.Dante e l'astrologia: la distinzione tomista nella letteratura
Contemporaneo della canonizzazione di San Tommaso (1323), Dante Alighieri (1265-1321) è il principale testimone laico di come la distinzione tomista permeò la cultura colta del suo tempo. Nella Divina Commedia, Dante dispiega una cosmologia tolemaica completa —i cieli concentrici retti dai pianeti, l'empireo oltre la sfera delle stelle fisse— ma subordina ogni influenza astrale al libero arbitrio, esattamente come San Tommaso aveva stabilito.
Il passo chiave si trova nel Paradiso, canto II, dove Beatrice spiega a Dante che gli influssi celesti sono reali, ma che la volontà umana può resistere loro. Gli astri "inclinano" (inclinare) ma non "obbligano" (necessitare): la stessa formula tomista. Dante lo esprime in versi con una potenza che nessun trattato scolastico raggiunse:
«Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica, lume v'è dato a bene e a malizia, e libero voler; che, se pure pctia ne i primi cimenti poi vince.»
Il cielo inizia i vostri movimenti; non dico tutti, ma, posto ch'io lo dica, luce vi è data per il bene e per la malizia, e libero arbitrio; che, se all'inizio pure patisce fatica, poi la vince.
Dante personifica inoltre ogni cielo con una virtù: la Luna con la fede, Mercurio con la speranza, Venere con la carità, il Sole con la prudenza, Marte con la fortezza, Giove con la giustizia, Saturno con la temperanza. Questa corrispondenza non è astrologica in senso giudiziario, bensì simbolico-morale: gli astri sono segni di un ordine voluto da Dio, non cause determinanti del destino umano. È l'astrologia naturale e simbolica, purgata da ogni pretesa divinatoria —esattamente l'operazione che San Tommaso aveva legittimato.
Il trionfo letterario della Divina Commedia mostrò alla cultura europea che lo schema tolemaico-aristotelico, purgato dalla teologia tomista, poteva integrarsi nella visione cristiana del mondo senza cadere in determinismo né superstizione. Per questo Dante, nel canto X del Paradiso, colloca San Tommaso nel cielo del Sole, tra i grandi dottori, presentandolo come il sapiente che seppe armonizzare fede e ragione, cielo e terra.
✦✦««Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica, lume v'è dato a bene e a malizia, e libero voler; che, se pure pctia ne i primi cimenti poi vince.»»
Il cielo inizia i vostri movimenti; non dico tutti, ma, posto ch'io lo dica, luce vi è data per il bene e per la malizia, e libero arbitrio; che, se all'inizio pure patisce fatica, poi la vince.
Paradiso II, vv. 13-18
XI.Cronologia
XII.Fonti e bibliografia
- San Tommaso d'Aquino, Summa Theologica, II-II, questione 95 ("De divinatione"), articoli 1-8. Edizione bilingue BAC, Madrid.
- San Tommaso d'Aquino, Summa contra Gentiles, libro III, capp. 70-87. BAC, Madrid.
- San Tommaso d'Aquino, Scriptum super Sententiis, libro II, dist. 15, q.1, a.3.
- San Tommaso d'Aquino, De occultis operibus naturae (autenticità discussa, tradizionalmente attribuita).
- Catechismo Romano (Catechismus Romanus, 1566), promulgato da Pio V dopo il Concilio di Trento. Parte I, comandamenti del Decalogo.
- Bolla Coeli et terrae di Sisto V (1586), sulla condanna dell'astrologia giudiziaria.
- Dante Alighieri, Divina Commedia — Paradiso, canto II (vv. 13-18, sul libero arbitrio e l'influsso astrale) e canto X (San Tommaso nel cielo del Sole).
- Cecco d'Ascoli, Acerba (opera condannata, fonte del processo inquisitoriale).
- Beltran, O. H. (2024). Tomás de Aquino y la astrología. Dialogía, Revista de la Maestría en Historia y Memoria, UNLP (Argentina).
- Sertillanges, A.-D. (1910). Saint Thomas d'Aquin. Librairie Felix Alcan, Parigi. (Edizione BAC in spagnolo: Santo Tomás de Aquino, 2 voll.)
- Chenu, M.-D. (1950). Introduction à l'étude de saint Thomas d'Aquin. Institut d'Études Médiévales, Montreal/Parigi.
- Thorndike, L. (1923-1958). A History of Magic and Experimental Science, voll. I-II. Columbia University Press. (Per il contesto astrologico medievale.)
- Thorndike, L. (1929). The Sphere of Sacrobosco and Its Commentators. University of Chicago Press. (Su Cecco d'Ascoli, pp. 142-176.)
- Corti, G. (1983). La felicità mentale. Nuove indagini sul signor Alighieri. Einaudi, Torino. (Su Dante e la cosmologia medievale.)
- Denzinger-Hünermann. Compendio dei simboli, delle definizioni e delle dichiarazioni di fede e di morale. Edizione bilingue, Herder.
- San Tommaso d'Aquino, Summa Theologica, II-II, questione 95 ("De divinatione"), articoli 1-8. Edizione bilingue BAC, Madrid.
- San Tommaso d'Aquino, Summa contra Gentiles, libro III, capp. 70-87. BAC, Madrid.
- San Tommaso d'Aquino, Scriptum super Sententiis, libro II, dist. 15, q.1, a.3.
- San Tommaso d'Aquino, De occultis operibus naturae (autenticità discussa, tradizionalmente attribuita).
- Catechismo Romano (Catechismus Romanus, 1566), promulgato da Pio V dopo il Concilio di Trento. Parte I, comandamenti del Decalogo.
- Bolla Coeli et terrae di Sisto V (1586), sulla condanna dell'astrologia giudiziaria.
- Dante Alighieri, Divina Commedia — Paradiso, canto II (vv. 13-18, sul libero arbitrio e l'influsso astrale) e canto X (San Tommaso nel cielo del Sole).
- Cecco d'Ascoli, Acerba (opera condannata, fonte del processo inquisitoriale).
XIII.Domande frequenti
San Tommaso non condannò l'astrologia in blocco, bensì distinse tra astrologia naturale (lo studio degli influssi astrali sui corpi materiali, lecita) e astrologia giudiziaria (la pretesa di prevedere con certezza gli atti umani liberi, condannata). Questa distinzione, esposta nella Summa Theologica II-II q.95, rimane la posizione cattolica classica sul tema.
San Tommaso ammise che i corpi celesti influenzano i corpi terrestri (calore, luce, stagioni, maree) e quindi indirettamente le passioni e le tendenze del corpo umano. Tuttavia, negò che gli astri possano determinare la volontà libera dell'uomo, che è di ordine spirituale e sfugge alla causalità materiale dei cieli.
Secondo la dottrina cattolica classica, articolata da San Tommaso, l'astrologia giudiziaria (quella che pretende di prevedere il futuro o gli atti liberi) costituisce peccato contro il primo comandamento, in quanto usurpa la prerogativa divina di conoscere il futuro e tende alla superstizione. L'astrologia naturale (osservazione astronomica con fini agricoli, medici o meteorologici) è lecita.
Il trattamento principale si trova nella Summa Theologica, II-II, questione 95 ("De divinatione"), articoli 2 al 5. L'influsso astrale è affrontato anche nella Summa contra Gentiles III, capp. 70-87, e nel De occultis operibus naturae (opera di autenticità discussa ma tradizionalmente attribuita).
L'astrologia naturale, per San Tommaso, è la conoscenza dei movimenti celesti applicata alla previsione di fenomeni fisici: piogge, siccità, raccolti, maree e, in medicina, i periodi critici delle malattie. È lecita perché si fonda su cause fisiche osservabili e non pretende di determinare la volontà libera.
Perché l'astronomia studia i movimenti degli astri come oggetti fisici (lecito e meritorio), mentre l'astrologia giudiziaria pretende di dedurne il futuro umano (superstizioso). La distinzione tomista permise alla Chiesa di promuovere la scienza astronomica —fondò osservatori come quello Vaticano nel 1582— senza accettare il determinismo astrologico.
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