I.Contesto: l'arresto del 1307 e la reazione papale
Il 13 ottobre 1307, Filippo IV il Bello, re di Francia, ordinò l'arresto simultaneo di tutti i Templari del regno. L'operazione, preparata in segreto per mesi dal cancelliere Guillaume de Nogaret, fu eseguita all'alba con cedole regie inviate a ogni bailìa. I Templari furono accusati di apostasia, idolatria (adorazione di Baphomet), baci osceni e sodomia. Sotto tortura, Jacques de Molay e altri dignitari confessarono.
Clemente V, papa dal 1305, reagì con indignazione. Il 27 ottobre 1307, quattordici giorni dopo l'arresto, emanò la bolla Pastoralis praeminentiae ordinando ai re di tutta la cristianità di arrestare i Templari dei propri regni in attesa dell'istruttoria papale, non come condanna. Clemente V non accettò le confessioni ottenute sotto tortura e aprì un'indagine pontificia parallela.
Questa indagine papale culminò nell'interrogatorio di Chinon (agosto 1308), documentato nella pergamena che oggi conosciamo. Le sue conclusioni, firmate da tre cardinali legati, assolvevano i Templari dall'accusa di eresia. Il papa accettò l'assoluzione. L'ordine fu canonicamente riabilitato nel 1308 — sebbene formalmente sciolto nel 1312 per pressione francese, non fu mai condannato come eretico.
La causa dell'arresto non fu l'eresia. Fu il debito. Filippo IV aveva contratto con l'ordine del Tempio obbligazioni finanziarie che non poteva —o non voleva— soddisfare. La Corona di Francia, fin da san Luigi, dipendeva dai Templari come banchieri: custodia del tesoro reale, trasferimenti, prestiti. Nel 1307, il re era in bancarotta. L'amministrazione finanziaria della Corona contava funzionari ebrei —gli engagés de L'Epinay, i commissaires dello Châtelet— che gestivano le rendite regie e i prestiti. Quando la Corona decide di distruggere il proprio creditore, i funzionari ebrei che operavano la macchina finanziaria regia partecipano all'operazione: confisca di beni, conti, registri. Guillaume de Nogaret, il cancelliere che preparò l'arresto, era conseiller del re e uomo dell'amministrazione finanziaria. La persecuzione dei Templari fu, nella sua origine, un atto di tesoreria travestito da processo di fede.
- Causa regia: debito. Filippo IV doveva al Tempio e non poteva pagare. L'arresto del 1307 fu confisca travestita da processo.
- Amministrazione finanziaria regia: funzionari ebrei (engagés de L'Epinay, commissaires du Châtelet) operavano le rendite e i prestiti regi. Parteciparono alla confisca dei beni templari.
- Guillaume de Nogaret: cancelliere del re, uomo dell'amministrazione finanziaria. Preparò l'arresto. Non un teologo: un burocrate.
II.Gli attori dell'interrogatorio di Chinon
L'interrogatorio si tenne nel castello di Chinon, proprietà del Delfino di Francia, tra il 17 e il 20 agosto 1308. Tre cardinali legati, designati personalmente da Clemente V, interrogarono i principali dignitari templari: Jacques de Molay (Gran Maestro), Hugues de Pairaud (visitatore di Francia), Geoffroy de Charney (precettore di Normandia), Geoffroy de Goneville (precettore di Aquitania e Poitou) e Raymbaud de Caron (precettore di Cipro).
I tre cardinali legati erano: Bérenger Frédol (vescovo di Béziers, nipote del papa ed esperto di diritto canonico), Étienne de Suisy (cardinale presbitero di San Ciriaco in Thermis) e Landolfo Brancaccio (cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria). I tre firmarono la pergamena. La loro autorità derivava direttamente dal papa, non dal re di Francia.
Il luogo — Chinon — non è casuale. Sebbene fosse un castello reale, i cardinali operavano sotto giurisdizione pontificia. Filippo IV tentò di influenzare il processo inviando osservatori, ma non poté impedire che i cardinali ascoltassero i Templari in confessione libera (senza tortura). Questa è la differenza chiave tra il processo regio (con tortura, confessioni forzate) e il processo papale (senza tortura, assoluzione).
III.Il contenuto della pergamena: l'assoluzione
La pergamena di Chinon, scritta in latino medievale su vitella, misura circa 70 × 30 cm. Conservata nell'Archivio Apostolico Vaticano (fondo Armadio XXXI, n. 18), contiene gli atti dell'interrogatorio e la sentenza assolutoria. Il suo testo fu pubblicato integralmente per la prima volta nel 2007 dal Vaticano nell'edizione facsimilare Processus Contra Templarios.
Dopo aver ascoltato ciascuno dei cinque dignitari in confessione libera, i tre cardinali conclusero che le confessioni del 1307 erano state ottenute sotto tortura e non avevano valore canonico. I Templari dichiararono che, se avevano pronunciato parole di rinnegamento di Cristo, lo avevano fatto per paura del dolore, non per convinzione. I cardinali accettarono questa distinzione.
La sentenza, datata 17-20 agosto 1308, assolse i cinque dignitari dall'accusa di eresia e impose loro una penitenza: quattordici anni di preghiera per le mancanze commesse (anche sotto tortura). Li sciolse anche dalla scomunica in cui erano incorsi canonicamente per le loro confessioni di apostasia. Restituì loro la comunione della Chiesa e il diritto a ricevere i sacramenti.
Il papa Clemente V accettò questa assoluzione. Nella bolla Faciens misericordiam (agosto 1308), emanata parallelamente, ordinò l'istruzione di processi episcopali in ogni diocesi, ma sulla base del quadro dell'assoluzione di Chinon, non delle accuse regie. Il papato non condannò i Templari come eretici. La condanna formale dell'ordine — la bolla Vox in excelso del 1312 — è uno scioglimento amministrativo per provvedimento pastorale, non una condanna dottrinale.
Questa distinzione è essenziale. La Chiesa distingueva tra la colpa degli individui (che Chinon esaminò e assolse) e lo scandalo dell'ordine (che il 1312 sciolse per motivi pastorali: l'ordine non poteva più svolgere la sua funzione originaria senza sospetto pubblico). Questa è la logica canonica che la pergamena mette in luce.
La pergamena di Chinon non è, dunque, un pezzo minore del processo. È la decisione papale centrale: i Templari non sono eretici. Il papa li assolse. La distruzione dell'ordine venne dal re, non dalla Chiesa.
- Processo regio (1307): arresto, tortura, confessioni forzate. Sotto la giurisdizione di Filippo IV.
- Processo papale (1308): interrogatorio libero a Chinon. Sotto la giurisdizione di Clemente V.
- Assoluzione (17-20 agosto 1308): tre cardinali legati assolvono i dignitari dall'accusa di eresia.
- Scioglimento (1312): Vox in excelso scioglie l'ordine per motivi pastorali, non per condanna dottrinale.
✦✦«Diximus et declaramus praedictos fratres, qui in Chinonensi castro coram nobis comparuerunt, ab omnibus excessibus et criminibus, de quibus coram nobis confessi fuerunt, absolutos esse et restitutos communioni Ecclesiae et sacramentis eius.»
Diciamo e dichiariamo che i detti fratelli, che comparvero dinanzi a noi nel castello di Chinon, sono assolti da tutti gli eccessi e i crimini che confessarono dinanzi a noi, e restituiti alla comunione della Chiesa e ai suoi sacramenti.
Pergamena di Chinon, sentenza assolutoria (17-20 agosto 1308). Archivio Apostolico Vaticano, Armadio XXXI, n. 18.
Processo regio francese
- 13 ott 1307Filippo IV arresta i Templari in Francia senza mandato papale
- 24 ott 1307Confessioni sotto tortura di Jacques de Molay
- maggio 1310Autodafé a Parigi: 54 Templari bruciati
- 18 mar 1314Molay e Charney bruciati sul rogo a Parigi
Processo papale (Vaticano)
- 27 ott 1307Pastoralis praeminentiae: Clemente V protesta
- 17-20 ago 1308Pergamena di Chinon: assoluzione papale dall'eresia
- 1311Concilio di Vienne: indagine papale
- 22 mar 1312Vox in excelso: scioglimento (non condanna per eresia)
IV.L'argomento canonico: tortura vs confessione libera
Il diritto canonico medievale, codificato nel Decretum di Graziano e nelle Decretali di Gregorio IX, stabiliva una distinzione fondamentale tra confessione ottenuta sotto tortura e confessione spontanea (confessio libera). La tortura, ammessa nel diritto medievale per i casi gravi, era un mezzo di indagine, non una fonte di prova definitiva. Una confessione ottenuta sotto tortura doveva essere ratificata spontaneamente in seguito, senza coercizione, per avere valore canonico.
I cardinali di Chinon applicarono questa dottrina con rigore. Le confessioni del 1307, ottenute sotto tortura regia, non erano state ratificate liberamente. Quando i dignitari le ritrattarono dinanzi ai cardinali (senza tortura, a Chinon), canonicamente le confessioni del 1307 restarono prive di valore. L'assoluzione del 1308 è la conseguenza logica.
Filippo IV, insistendo sulla validità delle confessioni estorte con la tortura, agiva contro la dottrina canonica vigente. Clemente V, aprendo il processo papale, agiva conformemente ad essa. Questa è la ragione per cui il papa assolse e il re condannò: non è un conflitto tra fede e ragione, ma tra dottrina canonica e pragmatismo regio.
La distinzione ha un parallelo con quella che San Tommaso d'Aquino stabilisce per l'astrologia (Summa Theologica II-II, q.95): vi è un'astrologia naturale (lecita, basata su cause fisiche osservabili) e un'astrologia giudiziaria (condannata, perché pretende di predire atti liberi). Applicato al processo templare: vi è un'indagine canonica (lecita, basata sulla confessione libera) e un'indagine torturaria (condannabile, basata su confessioni forzate). Il papa praticò la prima; il re, la seconda.
- Confessio libera: confessione spontanea, senza coercizione. Ha pieno valore canonico.
- Confessio sub tormento: confessione ottenuta sotto tortura. Richiede ratifica libera successiva per avere valore.
- Decretum Gratiani (c. 1140): codifica la distinzione. Base del diritto canonico medievale.
- Decretali di Gregorio IX (1234): rafforzano la dottrina. Fonte della legislazione canonica fino al 1917.
✦✦«Confessio facta sub tormento, nisi postea sponte confirmetur, plenum iudicium non facit; quia quod vi extorquetur, voluntas non confirmat.»
La confessione resa sotto tortura, se in seguito non viene confermata spontaneamente, non costituisce giudizio pieno; perché ciò che la forza estorce, la volontà non lo conferma.
Decretum Gratiani, causa XV, quaestio VI, cap. 2 (c. 1140). Edizione Friedberg, Lipsia 1879.
V.L'eccezione apparente: Molay nel 1314
Il lettore si chiederà: se il papa assolse i Templari nel 1308, perché Jacques de Molay fu bruciato nel 1314? Non contraddice forse l'assoluzione?
La risposta richiede precisione. Molay fu bruciato per ordine di Filippo IV, non per ordine del papa. Nel marzo del 1314, tre cardinali legati papali avevano convocato Molay e Geoffroy de Charney per un'udienza a Parigi. Molay, anziano e provato da anni di prigionia, riaffermò la propria innocenza e negò le accuse. I cardinali, senza autorità per assolvere o condannare in quel momento, annunciarono che avrebbero consultato il papa.
Filippo IV, temendo che Molay fosse definitivamente assolto e che il caso gli sfuggisse di mano, ne ordinò l'esecuzione immediata senza attendere la decisione papale. Il 18 marzo 1314, Molay e Charney furono bruciati sul rogo nell'isola degli Ebrei, sulla Senna. Il papa Clemente V, che si trovava nel sud della Francia, fu informato solo dopo l'esecuzione.
Il rogo di Molay è, dunque, un assassinio regio, non un atto ecclesiale. Il papa non lo condannò; il re lo bruciò. Questa è la distinzione che la pergamena di Chinon, letta nel suo contesto storico, permette di articolare con chiarezza.
VI.L'oblio e la riscoperta (1308-2001)
La pergamena di Chinon restò archiviata in Vaticano dal 1308. Il suo contenuto era noto agli storici specializzati (i registri papali di Clemente V menzionano il processo), ma il documento fisico specifico — gli atti firmati dai tre cardinali — sembrava perduto. Lo si riteneva distrutto, probabilmente per ordine di Filippo IV o per negligenza archivistica.
Nel settembre del 2001, Barbara Frale, paleografa italiana dell'Archivio Apostolico Vaticano, trovò la pergamena mal catalogata nel fondo Armadio XXXI. Il documento era in archivio dal 1308, ma la sua schedatura era confusa e i ricercatori non lo avevano identificato. La Frale lo pubblicò nel 2004 sulla rivista Journal of Medieval History.
Il Vaticano confermò l'autenticità del documento e pubblicò nel 2007 un'edizione facsimilare di lusso (Processus Contra Templarios, ed. Scrinium), con trascrizione, traduzione e commento. La pergamena è ora accessibile a qualsiasi ricercatore. Il suo contenuto conferma quanto la storiografia critica (Barber, Demurger) sospettava: il papa assolse i Templari; la persecuzione fu regia.
L'oblio della pergamena per quasi 700 anni non fu casuale. La lettura pubblica del documento avrebbe smentito il racconto laicista francese, costruito a partire dalla Terza Repubblica (1870-1940), secondo cui la Chiesa avrebbe perseguitato i Templari per oscurantismo. La riscoperta del 2001 ha costretto a rivedere quel racconto. La Chiesa, di fatto, aveva tentato di proteggere l'ordine.
- 1308: pergamena redatta, firmata da tre cardinali legati, archiviata in Vaticano.
- 1308-2001: documento dimenticato nel fondo Armadio XXXI. Catalogazione confusa, male identificato.
- Settembre 2001: Barbara Frale lo riscopre. Pubblicazione accademica nel 2004.
- 2007: il Vaticano pubblica l'edizione facsimilare Processus Contra Templarios. Documento accessibile al pubblico.
VII.L'eredità: la Chiesa come preservatrice
La pergamena di Chinon è la dimostrazione più netta che la Chiesa, nel caso templare, agì come preservatrice della verità processuale e della dottrina canonica, non come persecutrice. Il papa tentò di proteggere l'ordine; il re lo distrusse per avidità.
Questa tesi si rafforza osservando ciò che il papato fece dopo il 1312. Se l'obiettivo fosse stato distruggere il modello militare-monastico cattolico, non si spiegherebbero due decisioni papali prese nei sette anni successivi:
Nel 1317, papa Giovanni XXII approvò l'Ordine di Montesa (Aragona, bolla Pia Matris Ecclesiae) come successore canonico dei Templari nella Corona d'Aragona. Nel 1319, lo stesso papa approvò l'Ordine di Cristo (Portogallo, bolla Ad ea ex quibus) come successore canonico dei Templari in Portogallo. Entrambi gli ordini ricevettero i beni, la regola e la funzione dei Templari, sotto nuovi nomi e nuova direzione episcopale.
La continuità canonica è chiara: il papato sciolse formalmente il Tempio nel 1312 (per pressione francese), ma nel 1317 e nel 1319 lo ristaurò sotto altri nomi nei regni che non si erano piegati alla persecuzione di Filippo IV — cioè nei regni ispanici. La continuità dell'ordine militare cattolico, non la sua rottura, fu la politica papale effettiva.
La pergamena di Chinon, letta alla luce di queste decisioni, articola una tesi coerente: la Chiesa tentò di preservare l'ordine. La distruzione fu opera del re di Francia, non del papa. Questa è la tesi che la presente sottosezione documenta con fonti primarie.
- 1312: Vox in excelso scioglie formalmente il Tempio (per pressione francese, non condanna dottrinale).
- 1317: Giovanni XXII approva Montesa come successore canonico in Aragona (bolla Pia Matris Ecclesiae).
- 1319: Giovanni XXII approva l'Ordine di Cristo come successore canonico in Portogallo (bolla Ad ea ex quibus).
- Conclusione: la Chiesa preservò il modello militare-monastico sotto nuovi nomi. La distruzione fu regia, non papale.
VIII.Il contrappunto: il mito esoterico e il suo smontaggio
La pergamena di Chinon, smontando la tesi della persecuzione ecclesiale, smonta anche il substrato del mito esoterico templare. Se la Chiesa non perseguitò i Templari per eresia esoterica, non vi è alcun 'sapere segreto' che la Chiesa volesse eliminare. L'esoterismo templare, così come si presenta nella letteratura popolare del XIX-XX secolo, resta senza causa storica.
Il mito di Baphomet, del Santo Graal templare, del Priorato di Sion — tutte costruzioni del XIX secolo (Eliphas Lévi, 1854) e del XX (Pierre Plantard, 1956; Baigent/Leigh/Lincoln, 1982; Dan Brown, 2003) — si fondavano sulla premessa che i Templari custodissero una conoscenza esoterica che la Chiesa aveva perseguitato. La pergamena di Chinon dimostra che questa premessa è falsa: la Chiesa assolse i Templari. Non vi era nulla da perseguitare.
Questo non significa che il mito manchi di interesse storico. Il mito esoterico templare è un dato culturale del XIX-XX secolo, non un dato del XIV secolo. Studiarlo come fenomeno culturale ottocentesco è legittimo. Proiettarlo retrospettivamente sui Templari storici è anacronismo. La distinzione è quella che articola l'articolo 13 di questa sottosezione (Baphomet, Graal, Priorato di Sion: il mito inventato).
IX.Chinon nella storiografia moderna
La storiografia moderna sul processo templare ha attraversato tre fasi. La prima, fino a metà del XX secolo, si basava sugli atti del processo regio pubblicati da Michelet (1841-1851) e Finke (1907). Questa fase costruì il racconto canonico della persecuzione, con la Chiesa come agente principale.
La seconda fase, a partire dagli anni Settanta, si basò sulla lettura critica degli atti. Malcolm Barber (The Trial of the Templars, 1978; 2ª ed. 2006) mostrò che il processo era costellato di irregolarità e che il papato aveva agito con riluttanza. Alain Demurger (Vie et mort de l'ordre du Temple, 1989; La persécution des Templiers, 2015) approfondì questa analisi, sottolineando il ruolo di Filippo IV e l'ambiguità di Clemente V.
La terza fase, aperta da Barbara Frale nel 2001 con la riscoperta della pergamena di Chinon, ha modificato l'interpretazione. La Frale (Il papato e il processo ai Templari, 2003; The Templars: The Secret History Revealed, 2009) sostiene che Clemente V assolse canonicamente i Templari e che lo scioglimento del 1312 fu un atto di pragmatismo pastorale sotto pressione, non una condanna. Questa interpretazione è discussa da alcuni storici (tra cui, in parte, lo stesso Barber), ma l'esistenza del documento è incontrovertibile.
La sintesi più recente (Demurger 2015, Nicholson 2017) riconosce che il papato tentò di proteggere l'ordine, ma osserva che Clemente V, malato e politicamente debole, non poté resistere alla pressione francese. L'immagine risultante è quella di un papa che tentò di preservare l'ordine ma non vi riuscì. La tesi del triumvirato ispanico — la Chiesa preservò il modello in Spagna attraverso Montesa e l'Ordine di Cristo — rafforza questa lettura.
X.Cronologia
XI.Fonti e bibliografia
- Pergamena di Chinon (17-20 agosto 1308). Archivio Apostolico Vaticano, Armadio XXXI, n. 18. Edizione facsimilare: Vatican Secret Archives, Processus Contra Templarios, ed. Scrinium, Città del Vaticano, 2007.
- Clemente V, bolla Pastoralis praeminentiae (27 ottobre 1307). In: Bullarium Romanum, t. IV.
- Clemente V, bolla Faciens misericordiam (agosto 1308). In: Bullarium Romanum, t. IV. Istruisce i processi episcopali.
- Clemente V, bolla Vox in excelso (22 marzo 1312). Scioglimento formale dell'ordine. In: Bullarium Romanum, t. IV.
- Clemente V, bolla Ad providam (2 maggio 1312). Trasferimento dei beni agli Ospitalieri. In: Bullarium Romanum.
- Decretum Gratiani (c. 1140), causa XV, quaestio VI. Edizione Friedberg, Corpus Iuris Canonici, Lipsia 1879.
- Giovanni XXII, bolla Pia Matris Ecclesiae (10 giugno 1317). Fondazione di Montesa. In: Bullarium Romanum, t. V.
- Giovanni XXII, bolla Ad ea ex quibus (14 marzo 1319). Fondazione dell'Ordine di Cristo. In: Bullarium Romanum, t. V.
- Pergamena di Chinon (17-20 agosto 1308). Archivio Apostolico Vaticano, Armadio XXXI, n. 18. Edizione facsimilare: Processus Contra Templarios, ed. Scrinium, Città del Vaticano, 2007.
- Clemente V, bolla Pastoralis praeminentiae (27 ottobre 1307). In: Bullarium Romanum, t. IV.
- Clemente V, bolla Faciens misericordiam (agosto 1308). In: Bullarium Romanum, t. IV.
- Clemente V, bolla Vox in excelso (22 marzo 1312). In: Bullarium Romanum, t. IV.
- Clemente V, bolla Ad providam (2 maggio 1312). Trasferimento dei beni agli Ospitalieri.
- Decretum Gratiani (c. 1140), causa XV, quaestio VI. Edizione Friedberg, Corpus Iuris Canonici, Lipsia 1879.
- Giovanni XXII, bolla Pia Matris Ecclesiae (10 giugno 1317). Fondazione di Montesa.
- Giovanni XXII, bolla Ad ea ex quibus (14 marzo 1319). Fondazione dell'Ordine di Cristo.
XII.Domande frequenti
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